LETTERA APERTA A MATTEO RENZI

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Inserito da Michele il
Bravo Salvatore analisi puntuale come sempre, quello che mi fa rabbia è che non si è dimesso perché ha perso il referendum...ma per rifarsi una verginità sperando che gli italiani dimenticano, per ripresentarsi nel 2018 con la faccia pulita ma sempre come il c.... Ciao Salvatore un abbraccio
Inserito da admin il
Ciao Michele, grazie. è vero quello che dici, si è dimesso per ritornare verginello, ma altri non avrebbero fatto neanche questo. sarebbero rimasti fino alla fine e si sarebbero candidati. Solo per questo gli ho concesso gli onori delle armi.
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LETTERA APERTA A MATTEO RENZI

Caro Matteo, scusa se mi permetto di darti del tu, non è mia abitudine, soprattutto con chi non conosco o non stimo e tu sei sia l’uno sia l’altro. Sia ben inteso la mia disistima è solo verso il politico e non verso l’uomo che, in qualche modo, si è dimostrato all’altezza di questo termine. Ho letto la tua lettera agli amici; il tuo ritorno nella tua Pontassieve in famiglia. In quella lettera ho visto il padre di famiglia che dopo un’avventura rientra a casa e non vede l’ora di abbracciare i propri figli, la propria moglie. Sistema il bagaglio e subito il pensiero vola a ricordare i momenti, i fatti, le persone che abbiamo appena lasciato. E spesso i ricordi ci fanno venire il magone, soprattutto se ciò che abbiamo lasciato, volontariamente o no, è stato bello ed esaltante come fare il Presidente del Consiglio. Chiunque si sarebbe commosso, anche un androide. Vedi, fare il Presidente del Consiglio di un Paese come l’Italia, è un grande privilegio, un compito, si gravoso, ma ricco di soddisfazioni. Gestisci il potere! E poi non neghiamolo, da Presidente del Consiglio si sta bene, si prende una buona paga, vi vive da principe saudita, alloggio, servitù, auto, aereo privato e così via. Mi piacerebbe pensare che le tue lacrime, scesi su quelle belle guance siano dovute alla ritrovata intimità familiare e non a tutte quelle cose che hai lasciato a Palazzo Chigi. Nella tua lettera e nelle tue dichiarazioni rivendichi di aver fatto moltissime cose, in solo mille giorni di governo. Ed è vero! Sono tante le cose che tu ed il tuo governo avete fatto, giusto per ricordarne qualcuna: 80 euro in busta paga per alcuni lavoratori, la buona scuola, qualche legge anticorruzione, reintroduzione del falso in bilancio, e poi, job act, salvataggio di alcune banche (che per mera carità non nominiamo quali), e la madre di tutte le leggi, la legge sulle unioni civile, quella per la quale hai posto pure la questione di fiducia ed eri pronto a lasciare. Tutte leggi volute dal tuo governo e da chi ti sosteneva. Ma ti sei mai chiesto se era questo che il popolo voleva, se erano queste le vere necessità ed urgenze per i cittadini? Hai mai chiesto agli Italiani veri, non quelli con i quali sei abituato a fare salotto, ma quelli della strada, quelli che la mattina si alzano alle 5, se non prima e rientrano a mezzanotte per sbarcare, in qualche modo il lunario e far sopravvivere la famiglia? Hai chiesto ai giovani che non trovano lavoro cosa era meglio per loro? Ai pensionati al minimo, che devono sopravvivere con meno di 500 euro al mese? No! Questo non lo hai fatto. Dall’alto della tua prosopopea, della tua presunzione sei andato avanti con quello che tu ritenevi fossero le priorità per il Paese. Voi grandi statisti o più semplicemente politici, pensate che i bisogni del popolo coincidono con i vostri. Non è così. Né possiate pensare che avendo la maggioranza in parlamento avete pure la maggioranza del popolo dalla vostra. Non sempre avere la maggioranza al governo significa avere la maggioranza del popolo dalla propria parte, il referendum lo ha dimostrato. Era palese che il risultato al referendum sarebbe stato negativo per te. Non tanto perché la proposta di riforma costituzionale era pasticciata e pasticciona, ingarbugliata, senza scendere nei particolari era una cattiva riforma, non per questo, dicevo, tanto la massa degli italiani non l’hanno letta (ahimè), e tu ne hai fatto un motivo personale, un giudizio su di te, sul tuo governo e il tuo operato. La tua presunzione, la tua arroganza sono state così grandi da tapparti gli occhi e le orecchie e non farti vedere e sentire che il popolo era incazzato con te soprattutto per il tuo comportamento. Sai una cosa, questa riforma non sarebbe passata neanche se fosse stata (e, ripeto non lo era) una buona riforma. Proprio per il tuo atteggiamento. Ti sei gonfiato troppo, eri convinto che per il solo fatto che uno scellerato Presidente della Repubblica ti ha conferito l’incarico saresti stato automaticamente diventato un “Presidente del Governo” capace o peggio ancora il miglior Presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto.

Caro Matteo, hai motivo di piangere al pensiero di quello che sei stato e non sei più, non perché gli italiani ti hanno cacciato, ma perché ti sei cacciato da solo.

Una cosa, però devo ammettere, ed è il motivo che mi ha spinto a darti del TU, la coerenza, il coraggio e la dignità con le quali hai rassegnato le dimissioni non hanno precedenti in questo Paese. Ho ascoltato le tue dichiarazioni, ho visto tua moglie, ho letto la lettera che hai scritto ai tuoi sostenitori e questo mi ha, in un certo senso, acceso una fiammella di stima nei confronti dell’uomo Matteo. Ti auguro che in questo periodo che trascorrerai in quel di Pontassieve, a fare il papà, a dare una mano a tua moglie (visto che lei lavora e tu no), troverai anche il tempo di frequentare il bar del paese, parlare con gli italiani veri, sentirti uno di loro e provare le stesse necessità. Cresci e forse un domani potresti diventare un buon statista.

Buona fortuna Matteo.

13/12/2016

Salvatore Calderaro

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