Turi Calderaro – Scrittore


Turi Calderaro è il nome con cui Salvatore Calderaro firma le sue opere.

Per molti scrittori la storia comincia con la pubblicazione del primo libro.

La mia è cominciata molto prima.

Da giovane ho scritto le prime storie, che per ragioni legate alla vita di allora non sono mai state pubblicate. Le ho conservate nel tempo, gelosamente, in un vecchio baule.

Ma non ho smesso di scrivere con la fine della giovinezza.

Gli anni sono passati, la vita ha seguito altre strade: gli studi, la formazione, la carriera nelle Forze Armate, le responsabilità, il lavoro, la famiglia. Eppure, accanto a tutto questo, la scrittura ha continuato ad accompagnarmi.

Nel 2000 ho iniziato Lo sposo di creta, una storia ambientata proprio in quell'anno. Ho continuato a scrivere negli anni successivi, fino a circa dieci anni fa, quando ho interrotto quel percorso.

I manoscritti si sono accumulati nel tempo. Alcuni erano nati quando ero giovane, altri in età adulta. Tutti conservavano qualcosa di me, dei periodi della mia vita in cui erano stati scritti e dell'uomo che ero allora.

Poi, un giorno, sono stati i miei figli a scoprire quelle pagine.

Sono stati loro a convincermi a riprendere in mano i miei scritti e a dare una possibilità a quelle storie che per tanti anni non avevano trovato la strada verso i lettori.

Così, a settantun anni, ho cominciato un nuovo percorso: non quello di chi impara a scrivere, né quello di chi torna semplicemente alla propria giovinezza, ma quello di chi rilegge il proprio lavoro con gli occhi dell'uomo che è diventato.

Non per nostalgia.

Rileggo e revisiono i manoscritti cercando di conservare ciò che apparteneva al tempo in cui li ho scritti e, nello stesso tempo, di correggere ciò che oggi sento di poter raccontare meglio.

Ogni romanzo attraversa così momenti diversi: la scrittura di allora, la revisione di oggi e una nuova rilettura personale.

È un lavoro lento, che faccio senza fretta.

Prima rileggo e correggo da solo. Poi mi confronto con chi mi aiuta a guardare quelle pagine con occhi diversi. Infine torno ancora una volta al manoscritto, perché l'ultima parola deve rimanere sempre la mia.

Il primo risultato di questo percorso è Ombre su Valfosca.

Poi è arrivato Fimmini di Fora, nato dalla mia attenzione per le antiche tradizioni e per il patrimonio folklorico della Sicilia.

E oggi questo percorso continua con Lo sposo di creta, il romanzo che avevo iniziato a scrivere nel 2000 e che ora sto preparando per i lettori.

Sono storie nate in momenti diversi della mia vita, ma che soltanto adesso stanno trovando, una dopo l'altra, la strada verso il pubblico.

Forse alcune sarebbero rimaste per sempre dentro quel vecchio baule.

Se non fosse stato per i miei figli.

A settantun anni

Non penso che sia troppo tardi per cominciare qualcosa.

Nel mio caso, forse, è ancora più vero: non sto cominciando a scrivere. Sto tornando alle mie storie, per dare loro una possibilità che fino a oggi non avevano avuto.

E mentre riapro quelle vecchie pagine, mi accorgo che le storie possono aspettare decenni senza morire.

Aspettano.

Aspettano che arrivi il momento giusto.

Per me, quel momento è arrivato adesso.

A settantun anni, è come se la vita iniziasse ora.

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